C’era una volta la saponeria

A Sperlonga, i resti di un’antica fabbrica di sapone, funzionante alla fine del 1400, sono tuttora visibili.

Non tutti sanno che a Sperlonga molto tempo fa c’era una fabbrica di sapone.

Gli sperlongani la chiamavano “saponera”, nome che oggi è ricordato nella toponomastica della via adiacente alle rovine di quell’edificio (via della Saponera).


Probabilmente i più anziani avranno memoria di un lungo caseggiato posto all’inizio di via del Porto, un fabbricato rettangolare al piano terreno che sovrastava le sorgenti della Fontana.

Entrato nelle pertinenze di palazzo Scalfati/San Rocco, è stato abitato da famiglie sperlongane e andò infine distrutto quasi completamente (secondo V. Guglietta a causa delle mine dei tedeschi nel 1944, secondo G. Scalfati per la realizzazione della strada del porto nel 1960).

Comunque, alcuni avanzi di quelle mura, che sicuramente vi saranno capitati sotto il naso decine di volte, sono tuttora visibili.

È proprio lì, accanto alla Fontana, che si trovava il saponificio tra i più grandi d’Italia, tanto da competere con quelli di Napoli e Savona, nel XV secolo.

L’industria del sapone fu voluta e promossa nel periodo di massimo splendore economico e culturale della contea di Fondi, da Onorato II Caetani, nella seconda metà del Quattrocento.

Sperlonga aveva poche risorse, tuttavia Onorato II fu in grado di farla fiorire proprio grazie ai numerosi uliveti che si estendevano su tutta la superficie territoriale, tanto da essere nominata “Marina degli Ulivi”.
Nel villaggio la produzione di olio di oliva era affidata a ben sette frantoi, i cui resti sono ancora visibili in alcuni angoli del centro storico.

Una simile risorsa poteva e doveva essere messa a frutto.
Ecco perché nacque la fabbrica di sapone o Saponera, come ricorda il nome della strada sulla targa.
La sua posizione era strategica anche per la presenza di una sorgente di acqua fresca e pulita, dove in effetti le donne presero poi l’abitudine di lavare i panni (al “lavatoio”).
 

Siamo certi che la fabbrica di sapone funzionasse alla fine del 1400.


Era costituita da un fabbricato rettangolare al piano terreno che sovrastava le sorgenti della “Fontana” ed è stato poi abitato da famiglie sperlongane fin quando è stato abbattuto in occasione della costruzione della strada del porto, attorno agli anni ’60.
I pochi tratti di muro che ancora si scorgono a sinistra di tale strada, nel suo inizio, sono perciò, i resti della “Saponera” il primo stabilimento industriale di Sperlonga!

Giulio Scalfati (Splong – Sperlonga)

 
 
L’esistenza del saponificio è annotata nell’Inventario di Onorato Caetani, redatto alla sua morte, nel 1491.
Grazie a quel documento sappiamo che qui doveva trovarsi “la casa con due fornaci per fare il sapone” e il dettaglio degli arnesi che vi si trovavano per la lavorazione, oltre ad un minuzioso elenco dei conti e delle produzioni, anno per anno.

Ma come veniva commercializzato il sapone? I prodotti della fiorente industria sperlongana dovevano seguire la via del mare, unico modo di comunicabilità commerciale, non essendoci allora alcuna strada carrozzabile.

Secondo la ricostruzione fatta da Giulio Scalfati il sapone veniva fatto con la cenere ricavata dal legname raccolto e il deposito derivato dalla lavorazione delle olive al frantoio.

Nel 1491 cinquanta ettari di terreno erano coltivati con ulivi destinati alla produzione di sapone mentre, la parte più pregiata dell’estratto veniva destinato all’uso alimentare.
Il ricavato della gestione della saponera riguardava anche la vendita delle ceneri, concessa in esenzione di balzelli allo stesso feudatario.

La cenere era importante per il lavaggio degli indumenti ed era prodotta con legname raccolto nella vicina “Selva Vetere”.
Nella prima metà del novecento le famiglie tornarono a fare il sapone con la “morchia”, cioè il deposito delle scorie dell’olio rimaste sul fondo. In quei tempi nulla veniva sprecato.

Ma quanto lustro portò la saponeria a Sperlonga?
Difficile dirlo. Anche perché vigendo il sistema feudale è probabile che, seppur fiorente, l’industria del sapone non fosse altro che un diverso modo di sfruttamento di uomini e cose di Sperlonga.
Secondo Vincenzo Guglietta difatti non ebbe alcun riflesso benevolo nella vita del paese.
Fatto sta che la sua attività scemò dopo pochi anni.

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