C’era una volta la saponeria

C’era una volta la saponeria

A Sperlonga, i resti di un’antica fabbrica di sapone, funzionante alla fine del 1400, sono tuttora visibili.

Non tutti sanno che a Sperlonga molto tempo fa c’era una fabbrica di sapone.

Gli sperlongani la chiamavano “saponera”, nome che oggi è ricordato nella toponomastica della via adiacente alle rovine di quell’edificio (via della Saponera).

Siamo certi che la fabbrica di sapone funzionasse alla fine del 1400.


Era costituita da un fabbricato rettangolare al piano terreno che sovrastava le sorgenti della “Fontana” ed è stato poi abitato da famiglie sperlongane fin quando è stato abbattuto in occasione della costruzione della strada del porto, attorno agli anni ’60.
I pochi tratti di muro che ancora si scorgono a sinistra di tale strada, nel suo inizio, sono perciò, i resti della “Saponera” il primo stabilimento industriale di Sperlonga!

Giulio Scalfati (Splong – Sperlonga)

Secondo la ricostruzione fatta da Scalfati, attraverso la documentazione che riferisce i dati di produzione, il sapone veniva fatto con la cenere ricavata dal legname raccolto e il deposito derivato dalla lavorazione delle olive al frantoio.
Nel 1491 cinquanta ettari di terreno erano coltivati con ulivi destinati alla produzione di sapone mentre, la parte più pregiata dell’estratto veniva destinato all’uso alimentare.
Grazie a Giulio Scalfati conosciamo esattamente i dati della produzione di sapone:

  • 1476: sette cotture
  • 1478: otto cotture
  • 1481: nove cotture e un quarto
  • 1482: due cotture

Non sappiamo a quanto sapone si debba riferire ogni cottura né quanto olio vi era impiegato ma, dalla cadenza e dalle quantità possiamo dedurre che la produzione fosse biennale.
Il ricavato della gestione della saponera riguardava anche la vendita delle ceneri, concessa in esenzione di balzelli allo stesso feudatario.
La cenere era importante per il lavaggio degli indumenti ed era prodotta con legname raccolto nella vicina “Selva Vetere”.

Scalfati ci dice che nella prima metà del novecento le famiglie tornarono a fare il sapone con la “morchia”, cioè il deposito delle scorie dell’olio rimaste sul fondo. In quei tempi, scrive, nulla veniva sprecato.

La sua posizione era strategica anche per la presenza di una sorgente di acqua fresca e pulita, dove in effetti le donne presero l’abitudine di lavare i panni (al “lavatoio”).

La visiteremo nel nostro tour del vino, quando parleremo delle antiche produzioni sperlongane.

I nostri tour.

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