La Villa di Mamurra sul lago San Puoto

A Sperlonga in una villa prestigiosa costruita dal genio di Cesare, Mamurra faceva l’Abbuòto

Sotto una fitta vegetazione, tra macchie di lentisco, qualche sughero sontuoso, tappeti stesi di edera e irti cespugli di pungitopo, sul versante collinare che guarda al lago San Puoto a Sperlonga, si nasconde una maestosa villa romana.

1966. Quando un architetto romano si avventurò tra le rovine con i suoi studenti

Quel che ne rimane oggi è limitato alla struttura basale che sorreggeva la vera e propria villa, i cui resti elevati sono ormai scarsi, ma dovevano servire, oltre che a supporto edilizio della villa sovrastante, come serbatoio di approvvigionamento idrico e deposito agricolo.

Ce lo racconta Furio Fasolo, un architetto romano che nel 1966 inserì le rovine in un progetto di studio per i suoi studenti universitari a Roma.
I pochi resti in elevato, scrive “determinano alcuni allineamenti e danno in primo luogo la dimensione generale della villa che si estende approssimativamente in un rettangolo di circa 100×40 ml”.

Quando Fasolo e i suoi studenti si inerpicarono su per il colle riconobbero un “buon opus reticolatum abbinato all’impiego di ottimo laterizio. Qualche frammento di pittura a riguardi – scrivono i ricercatori – e strisce di vitale colore 3/4 stile conferma la datazione che si evince dai tipi murarii: un buon periodo flavio”.

Riassumendo: abbiamo una villa imponente, che affaccia su un lago, costruita con materiali pregiati (dunque costosi) con tipi murarii risalenti alla seconda metà del primo secolo. Una trentina d’anni dopo la morte dell’Imperatore Tiberio, per intenderci.

La villa, di fattura estremamente pregiata, era stata costruita da Lucio Mamurra, prefetto ingegnere di Cesare

Eppure altre fonti rivelano che la villa restò per parecchi decenni nelle proprietà della famiglia Mamurra.
L’ufficiale romano e prefetto degli ingegneri di Cesare, Lucio Mamurra, uomo ricchissimo, era proprietario della splendida e già nota villa di Formia, sua terra natale. Vissuto però, più di un secolo prima.

Il pregio e la precisione delle costruzioni ci stanno, se a dirigere i lavori fu un ingegnere di Cesare, tra gli ideatori delle più grandi opere costruite nelle sue campagne come un ponte sul Reno, una nave per la Gran Bretagna e l’incredibile opera ingegneristica che fu la doppia circonvallazione di Alesia, in Francia.
In epoca flavia, probabilmente, i discendenti di Mamurra avranno apportato modifiche alla villa, per piacere o necessità. E allora ecco le opere più tarde.

Ma perché Mamurra decise di costruire una villa in un luogo così impervio pur avendone già una splendida a Formia?

Il buon Mamurra era un romano (tra l’altro vergognosamente ricco) e da buon romano amava gli agi. Costruire ville era un po’ una moda, seguita alla follia da chi poteva permetterselo. E le ville romane non potevano prescindere da opere idriche perfette per il rifornimento e lo smaltimento dell’acqua oltre che a vaste attività agricole o produttive.
E così se Mamurra aveva la sua bella residenza a Formia, a Sperlonga aveva a disposizione un grande bacino naturale da adattare a peschiera (l’odierno lago S. Puoto) e un terreno fertile per la produzione di olio di oliva e vino, com’era in largo uso all’epoca.

Vino Cecubo e Abbuòto, così impazzivano i romani

L’area era ben nota per la produzione di un vino delizioso, il Cecubo, scoperto da Appio Claudio Cieco in occasione della costruzione della via Appia, nel 300 a.C. Su quel colle in particolare, nel versante opposto, in quella conosciuta oggi come località S.Raffaele la varietà autoctona Abbuòto cresceva rigogliosa.

Da quando, poi, nel 184 a.C. la via Flacca aveva collegato Tarracina a Formiae via costa, i ricchi romani avevano iniziato a guardare con appetito quest’area dapprima inesplorata e ricca di potenzialità produttive, e a costruire qua e là residenze esclusive (vedi anche Villa Prato a Sperlonga, dotata di impianto termale, cisterne per l’acqua, frantoi per l’olio e il vino e una peschiera a mare).

Centinaia di schiavi al lavoro

Giulio Scalfati ci dà qualche informazione sulle ville romane.
“Occorre tener presente che una villa non poteva ospitare meno di trecento schiavi addetti alla coltivazione del territorio aziendale perché esso non poteva estendersi su meno di centocinquanta ettari di terre coltivate intensivamente, cioè vigneti e anche oliveti, e su almeno altri duecento ettari destinati a cereali e pascoli.
Una villa, cioè un’azienda di quattrocento ettari, era quindi una media azienda agricola intorno alla residenza del padrone.
Era questo il territorio aziendale che circondava la villa di Tiberio così come altrettanto dovette essere quello che circondava l’altra villa, esistente sulla montagna del laghetto, che fu di tal Mamurra”.

Un tempio dedicato ad Ercole

Non sappiamo fino a quando la famiglia Mamurra godette di questa villa sul lago. La crisi economica del terzo secolo rese certamente sterili i profitti delle vigne e degli oliveti e le famiglie romane forse preferirono trasferirsi altrove.
Ma sappiamo che la villa di Mamurra sul lago a Sperlonga fu sede di un culto dedicato ad Ercole. D’altronde, la tradizione pagana vuole che la stessa città di Fondi sia stata fondata da quel semidio e non è da escludere che i fondani abbiano costruito diversi templi a lui dedicati nei dintorni (non è un caso forse che anche ad Itri sia spuntato un tempio dedicato ad Ercole).
Probabilmente le incursioni dei Visigoti di Alarico nel V secolo furono fatali anche per la villa di Sperlonga sede di un culto pagano. E le sontuose ville dei ricchi romani furono definitivamente abbandonate.

Nasce il Monastero di San Potito

Poi, secondo quanto riporta Scalfati, il tempio divenne rifugio di pellegrini e, in epoca cristiana si diffuse la credenza di un “San Potito”, erede legittimo della villa, già tempio di Ercole.
In realtà non c’è nessuna notizia dell’esistenza di un tale Santo. Erano chiamati “Potiti” però i sacerdoti di Ercole. Ed ecco spiegato l’arcano.
Il tempo e i racconti orali devono aver trasformato quei “potiti” in un “San Potito” da cui l’attuale nome del lago.
Solo qualche secolo dopo i Conti di Fondi e i Vescovi di Gaeta riconobbero il Monastero di San Potito, che sorgeva sulle rovine del tempio di Ercole e della villa di Mamurra.

La villa oggi

Come già accennato in apertura, i resti della villa, che fu anche tempio pagano e monastero, oggi sono nascosti in una fitta vegetazione in località Vallaneto, sul versante del colle che affaccia sul lago San Puoto.
Fortunatamente, arrivare fin lì non è molto agevole e le rovine sono ben protette. Questo evita, al momento, ulteriori danneggiamenti che rischierebbero di far scomparire tracce utili ad un eventuale scavo.
L’augurio è che un giorno il sito possa essere recuperato per essere studiato meglio, insieme a quello di Villa Prato, altra strepitosa villa romana di cui parleremo in un altro articolo.

Nel frattempo gustiamoci un sorso di Abbuòto, oggi coltivato a S. Raffaele dall’Azienda Monti Cecubi e immancabile nel Tour del Vino dell’Antica Roma.

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Sperlonga, vivere l’esperienza del vino

La bellezza, i sapori del paesaggio, il fascino del mito

Sperlonga e l’esperienza del vino dell’antica Roma.

Devo parlare, perché Amyclae è morta tacendo” scriveva il poeta Lucilio.
A Sperlonga, la leggenda di Amyclae si perde tra i vicoli bianchi, le colline brulle al sole, i rami argentei d’ulivo e i sussurri della brezza che soffia sul mare.

La bellezza dei panorami mozzafiato di uno tra i Borghi più belli d’Italia e i prodotti tradizionali che inondando il palato di sapori sublimi e corposi sono le due costanti che accompagnano il viaggio nel mito e nella storia di Sperlonga nel Tour del Vino dell’Antica Roma.
Non solo, insomma, mare cristallino. Visitare Sperlonga può voler dire anche vivere un’esperienza piena, conoscerne la cultura storica e l’enogastronomia in un viaggio che vale davvero la pena provare una volta nella vita.

Due passi nel borgo, tra racconti e tradizioni

Durante la passeggiata nel borgo tra i vicoli bianchi che si affacciano sul mare bisogna chiudere gli occhi e annusare i vapori che esalano dalle cucine delle anziane signore, tuttora custodi di tradizioni gastronomiche antiche.
La vecchia saponeria, i frantoi dell’olio, le tre torri, la chiesa dei Benedettini, le incursioni corsare: la storia del piccolo borgo è racchiusa in un gheriglio di noce o, per meglio intenderci, un dorso di tartaruga: è così che appare oggi dall’alto infatti il cumulo di case bianche adornato dalle numerose viuzze, in cima al piccolo colle del Monte San Magno.

Le origini greche e il vino Cecubo nell’antica Roma

Delle mitologiche origini greche, gli abitanti di Sperlonga hanno forse conservato il carattere laconico degli spartani e da quegli antenati che lo avevano importato dalle loro terre, hanno ereditato il prezioso vitigno “Dracontion” (Serpente, in greco).
È forse proprio quella l’origine più antica di quello che in epoca romana è citato come uno tra i migliori vini dell’antica Roma da Columella, Orazio e Plinio: il Vino Cecubo, prodotto sui Monti Cecubi, alle spalle, appunto dell’odierna Sperlonga.
Ci piace immaginare l’Imperatore Tiberio, che qui adornò con passione pressoché maniacale la sua dimora estiva ereditata dal nonno, sorseggiare il Vino Cecubo prodotto con le uve coltivate nella sua tenuta.
Si sa, gli antichi romani sapevano bene come coccolarsi e soddisfacevano le gioie del palato selezionando solo le migliori produzioni, di cui poi si vantavano con amici e ospiti.

Ecco perché, deliziarsi oggi con i vini prodotti dall’unica azienda vinicola nata sui Monti Cecubi, è un’esperienza che vale la pena vivere pienamente.

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Regala il Tour del Vino dell’Antica Roma

Regala il Tour del Vino dell’Antica Roma: i regali esperienziali rafforzano le relazioni!

Secondo una ricerca dell’Università di Oxford, i doni esperienziali rafforzano le relazioni più dei doni materiali.

Il Tour del Vino dell’Antica Roma di Amyclae Experience

Ecco perché abbiamo preparato un Buono regalo del Tour del Vino dell’Antica Roma

Il Tour del Vino dell’Antica Roma dura circa 3 ore e 30, dalle 10 alle 13.30 e comprende:
Una passeggiata a Sperlonga
Una passeggiata nei vigneti
Una visita alla cantina dove nasce il vino dell’Antica Roma
Una ricca degustazione di prodotti locali e 3 vini dell’azienda Monti Cecubi

Contattaci per maggiori informazioni
info@amyclaeexperience.com
Whatsapp n. 39 351 566 7067

Dai un’occhiata ai nostri tour

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Le spiagge

Tutte le spiagge di Sperlonga

Dalle più frequentate a quelle meno note. Ecco le spiagge da non perdere a Sperlonga!

Spiaggia libro

Un lettino, un libro e un mare limpido in cui tuffarsi: il sogno della vacanza relax che si realizza.
A Sperlonga puoi farlo tutti i giorni, da aprile ad ottobre. Ed è l’attività preferita di molti turisti.

Ma se vuoi davvero apprezzare tutta la bellezza delle spiagge di Sperlonga ti consigliamo di spostarti anche altrove.

L’antico borgo di Sperlonga si adagia su una lingua del Monte San Magno che funge da cerniera tra le due spiagge principali del paese: la spiaggia di levante e quella di ponente.

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Ganimede, il sommelier del vino Cecubo

Ganimede, il coppiere dell’Olimpo, veglia ancora oggi sulle terre del vino Cecubo a Sperlonga

Il più antico sommelier veniva dalla Frigia e versava il nettare agli dèi.

Statua di Ganimede, il sommelier del vino Cecubo a Sperlonga
Ganimede

“Ci fu una volta che il re degli dei s’infiammò d’amore per il frigio Ganimede, ed ebbe l’idea di trasformarsi in una cosa che, una volta tanto, gli parve più bella che essere Giove: un uccello. Ma, fra tutti gli uccelli, non si degnò di trasformarsi che in quello capace di portare i fulmini, le armi sue. Detto fatto: battendo l’aria con false penne, rapì il giovinetto della stirpe di Ilio, che tuttora gli riempie i calici e gli serve il nettare, con rabbia di Giunone”.

(Ovidio, metamorfosi, X, 155-161)

C’è una statua che veglia sulle terre del vino Cecubo a Sperlonga.
È Ganimede, il coppiere degli dèi, e la sua figura svetta sulla grotta di Tiberio.

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Amyclae, la leggenda di Sperlonga

La leggenda di Sperlonga cela da migliaia di anni il mistero dell’antica città di Amyclae

Ti piacerebbe approfondire la leggenda di Amyclae? Abbiamo pochi indizi, ma dal nostro punto di vista potremo provare a svelare il segreto della città muta


Amyclae è il nome di una città molto antica che si trovava nell’odierno sud del Lazio e che misteriosamente scomparve tre mila anni fa.
Non possiamo dire esattamente dove si trovasse. Tuttavia molti autori latini la collocano in un ipotetico triangolo tra le città di Sperlonga, Fondi e Terracina.

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Sperlonga: alla scoperta di Torre Truglia

Torre Truglia: il fascino della storia sul mare di Sperlonga

Il simbolo di Sperlonga si erge su una roccia tra il mare e il centro storico.

I Romani vi costruirono un enorme faro che permetteva di comunicare da una costa all’altra.
Oggi è considerato uno dei luoghi più belli in cui sposarsi.


Vuoi saperne di più sulla storia di Torre Truglia?
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Oppure prenota il tour del vino e ascolta questa storia dal vivo a Sperlonga.

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